Ein Ökologisches Projekt mit Kunst, Natur und Spiritualität

An ecological project with Art, Nature and Spirituality

Un progetto ecologico con Arte, Natura e Spiritualità

das aus der Notwendigkeit der Zeit als erlebbares Beispiel für eine zukünftige Kultur gedacht ist

Il colchico autunnale

Fioritura tardiva e ultimo tocco di colore nel prato

Ora che il culmine dell’anno è ormai passato e le giornate si stanno già accorciando notevolmente, anche la vegetazione assume sempre più i tratti tipici dell’autunno. A Naone il campo è stato in gran parte mietuto e il prato, falciato, si prepara ad affrontare l’inverno.

Risulta quindi ancora più evidente una pianta che, a quanto pare, non segue il ritmo generale del ciclo annuale e che ora è in fiore: proprio il colchico autunnale.

Ora sono solo i fiori tardivi della verga d’oro e dell’occhio di bue a dare tocchi di giallo, mentre grandi gruppi di calici viola chiaro dei colchici sovrastano l’erba bassa.

A prima vista, il fiore può ricordare il croco all’inizio della danza floreale.

Osservando più da vicino, si nota l’assenza totale di foglie e il fusto pallido e apparente del fiore.

Ciò che sembra uno stelo è in realtà il calice, che si estende in profondità nel terreno. L’ovario si forma sul tubero e le capsule dei semi compaiono solo nella primavera successiva, insieme al fogliame. Per questo motivo le foglie, che a prima vista assomigliano a quelle dell’aglio orsino, vengono spesso confuse, causando gravi intossicazioni, spesso letali.

All’aspetto percepibile dai sensi è però sempre associata anche un’impressione più sottile, poiché l’aspetto fisico è, in fondo, espressione di forze più sottili. Questo livello può essere esplorato attraverso domande e riflessioni appropriate – anche se di solito affiora alla coscienza solo a livello sensoriale.

È risaputo che il colchico autunnale sia una delle piante più velenose. Osservandolo, ci si può chiedere se sia possibile riconoscerlo o intuirlo già dal suo aspetto. Una possibile domanda potrebbe essere: in che modo la pianta, o meglio il fiore, sembra relazionarsi con la luce?

A differenza dell’aconito o della belladonna, il fiore non si allontana fisicamente dalla luce in modo visibile. Non è quindi possibile trarre una sorta di conclusione per analogia. Ma forse si può comunque percepire una certa affinità, soprattutto se si prende come termine di paragone il croco, che esternamente è piuttosto simile.

Ulrike Sinzinger
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Colchico autunnale (Colchicum autumnale)
In che modo il fiore è legato alla luce?
Quale espressione si può intuire o riconoscere
?

Lo zafferano maggiore o Crocus primaverile (Crocus vernus)

Text: Martin Sinzinger, 17.09.2026
Fotos: Martin Sinzinger, Ulrike Sinzinger


Anche Rudolf Steiner menziona il colchico autunnale in un contesto molto interessante:


„Guardiamo invece il fiore. Quando lo osserviamo con l’occhio dello spirito, non possiamo fare altro che percepirlo come la nostra stessa anima, quando questa nutre i desideri più delicati. Basta osservare un vero fiore primaverile: in fondo è un soffio di desiderio, è l’incarnazione di una nostalgia. E, se abbiamo una sensibilità d’animo abbastanza delicata, qualcosa di meraviglioso si riversa sul mondo dei fiori che ci circonda.

In primavera vediamo la violetta, o se preferite la primula, il mughetto o qualche pianticella dai fiori gialli, e ne rimaniamo commossi, proprio come se tutte queste piante che fioriscono in primavera volessero dirci: «Ah, uomo, con quanta purezza e innocenza puoi in realtà orientare i tuoi desideri verso lo spirituale». – La natura del desiderio spirituale, vorrei dire, la natura del desiderio intrisa di devozione, germoglia e sboccia da ogni fiore primaverile. Quando poi arrivano i fiori più tardivi — prendiamo subito l’estremo, prendiamo il colchico autunnale —, sì, si può forse guardare il colchico autunnale con lo sguardo dell’anima senza provare un leggero senso di vergogna? Non ci ricorda forse che i nostri desideri possono diventare impuri, che possono essere permeati dalle più svariate forme di disonestà? Verrebbe da dire che i colchici d’autunno ci parlino da ogni parte, come se volessero sussurrarci continuamente: «Guarda il mondo dei tuoi desideri, o uomo, quanto facilmente puoi diventare un peccatore».

E così, in realtà, il mondo vegetale è lo specchio esterno della coscienza umana. Non si può immaginare nulla di più poetico che pensare a questa voce della coscienza, che proviene dall’interno come da un unico punto, distribuita nelle più svariate forme dei fiori, che attraverso le stagioni parlano così alla nostra anima, parlandole nei modi più diversi. Il mondo vegetale è lo specchio disteso della coscienza, se solo sappiamo osservarlo nel modo giusto..“

Zitat aus: Rudolf Steiner, “Der Mensch als Zusammenklang des schaffenden, bildenden und gestaltenden Weltenwortes”, Elfter Vortrag vom 10. November 1023, gehalten in Dornach, GA 230, S. 185f

L’idea che le piante rappresentino le virtù era già stata affrontata in un articolo pubblicato quest’estate: “Un prato fiorito d’estate: bellezza per l’anima”